Comunicato stampa
Ancora tagli? I cittadini meritano chiarezza sul futuro della sanità pubblica
24 settembre 2015
GOVERNO, PARLAMENTO E REGIONI DEVONO ALLINEARE GLI OBIETTIVI POLITICI, ECONOMICI E SOCIALI SULLA SANITA’ PUBBLICA, PER FORNIRE CERTEZZE SULLE RISORSE E ATTUARE UN’ADEGUATA PROGRAMMAZIONE SANITARIA. RIPERCORRENDO UN DESOLANTE CALVARIO DI TAGLI, CONFLITTI ISTITUZIONALI E IMBARAZZANTI SILENZI, LA FONDAZIONE GIMBE CHIEDE ALLE ISTITUZIONI CHIAREZZA SUL FUTURO DELLA SANITA’ PUBBLICA
Se l’autunno 2014 iniziava per la sanità sotto i buoni auspici del Patto per la Salute, quello del 2015 si apre con un clima ben diverso: infatti, sul SSN aleggia lo spettro di nuovi tagli con la Legge di Stabilità 2016, nella realistica consapevolezza di aver bruciato un anno, di non aver ancora assorbito il colpo della manovra d’estate e di poggiare su un traballante tavolo a tre gambe (Governo, Parlamento, Regioni) fortemente disallineate sulle priorità politiche, economiche e sociali della sanità pubblica.
«La cronistoria degli ultimi 12 mesi – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si riduce a uno spettacolo patetico che delegittima le Istituzioni e fomenta un conflitto tra poli indeboliti con compromessi al ribasso: le conseguenze di questo conflitto si riversano su aziende e professionisti sanitari, ma soprattutto su pazienti e famiglie delle fasce socio-economiche più deboli».
Ecco le tappe del calvario senza fine della sanità italiana:
- 15 novembre 2012. Nell'assordante silenzio di Governo e Regioni, scadeva il termine per sottoscrivere il Patto per la Salute 2013-2015, determinando l'impietosa applicazione delle misure di contenimento della spesa pubblica che hanno sottratto alla sanità oltre 30 miliardi di euro.
- 10 luglio 2014. Governo e Regioni sottoscrivono il Patto per la Salute che fissa le risorse e definisce la programmazione sanitaria per il triennio 2014-2016.
- 16 ottobre 2014. Con la Legge di Stabilità 2015 il Governo gioca di fioretto: non prevede tagli alla sanità, ma chiede alle Regioni di recuperare 4 miliardi. Si riaccende il conflitto istituzionale tra Governo, che non consente sconti, e Regioni che si tricerano dietro lo slogan "no money, no Patto".
- 26 febbraio 2015. Dopo oltre 4 mesi di consultazioni le Regioni - incapaci di formulare una proposta concreta - rinunciano all'incremento del fondo sanitario di oltre 2 miliardi previsto dal Patto; le imminenti elezioni in sette Regioni rimandano continuamente la decisione su "dove tagliare".
- 2 luglio 2015. La Conferenza Stato Regioni raggiunge l'accordo sulla proposta di intesa per i tagli alla sanità: 2,352 miliardi per il 2015 e il 2016.
- 4 agosto 2015. La Camera vota la fiducia al decreto Enti Locali che recepisce i tagli.
- 18 settembre 2015. Il Governo approva la nota di aggiornamento del DEF 2015 senza indicare nuovi tagli alla sanità, ma questo non esclude che la Legge di Stabilità 2016 possa prevederli.
Negli ultimi 12 mesi, dunque, l'agenda politica della sanità è stata occupata dal conflitto tra Governo e Regioni riacceso dalla Legge di Stabilità 2015 (ottobre-febbraio), quindi congelata per non turbare le elezioni regionali (marzo-maggio), infine dedicata alla manovra d'estate (giugno-luglio). Nel frattempo, sono impietosamente scaduti gli adempimenti del Patto per la Salute sotto il segno di una schizofrenia legislativa che ha permesso alla politica di concorrere al "suicidio assistito" del SSN senza identificare alcuna responsabilità.
Nonostante i protagonisti della politica continuino a sbandierare un sistema sanitario “tra i migliori del mondo” la realtà della sanità italiana è ben diversa e necessita di un riallineamento degli obiettivi politici, economici e sociali di Governo, Parlamento e Regioni, per fornire certezze sulle risorse e attuare un’adeguata (ri)programmazione sanitaria in grado di disinvestire realmente da sprechi e inefficienze e di riallocare le risorse in servizi essenziali e innovazioni.
«Nel clima di continua incertezza in cui annaspa la sanità da oltre tre anni – continua il Presidente – è aumentato oltre ogni limite il disagio di pazienti, professionisti e organizzazioni sanitarie che continuano ad aspettare invano risposte concrete da numerosi provvedimenti rimasti al palo: rinnovo di contratti e convenzioni, attuazione dei nuovi LEA, nuovi ticket ed esenzioni, attuazione degli standard ospedalieri, riorganizzazione delle cure primarie, nuove competenze delle professioni sanitarie (comma 566), legge sulla responsabilità professionale, etc.».
«Ma soprattutto – conclude Cartabellotta – i cittadini italiani meritano chiarezza sul futuro della sanità pubblica, perché mentre la politica rilascia continue (e discordanti) dichiarazioni, l’intermediazione assicurativa si insinua strisciando tra le incertezze delle Istituzioni e contribuisce a demolire impietosamente l’articolo 32 della Costituzione e il modello di un SSN pubblico, equo e universalistico».
Se questo fosse il vero obiettivo della politica, interessata a sbarazzarsi di una fetta consistente della spesa pubblica, è giunto il momento di svelare le carte, sia per governare adeguatamente il doloroso passaggio a un sistema sanitario misto, sia per acquisire la consapevolezza che la Repubblica non tutela più la nostra salute come diritto fondamentale.
